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Editoriale Arco n. 1/2018

Testare le fondamenta

Pochi arcieri del 3D hanno la fortuna di essere seguiti costantemente da un allenatore. Chi vuole migliorare, ma non ha la possibilità di farsi seguire da un esperto, partecipa a seminari e corsi quando può, si affida all’occhio vigile dell’amico, a riprese video e scatti fotografici. Tutti elementi comunque importanti per raggiungere una maggior padronanza del proprio gesto arcieristico. Avere a disposizione un occhio esterno, che operi una continua verifica, permette infatti all’arciere di raggiungere una migliore conoscenza, anche dei propri limiti. Ed essere consapevoli dei propri limiti è un fatto ancora più importante che ricevere suggerimenti su come migliorare un aspetto della tecnica di tiro. Certo, di primo acchito queste due cose potrebbero sembrare simili, ma non lo sono. Tra di esse c’è la differenza che c’è, nella ristrutturazione di una casa, tra il consolidamento delle fondamenta e il cambio degli infissi. Con le fondamenta solide la casa può stare in piedi, con gli infissi nuovi aumenta semplicemente la sua efficienza. Ovviamente, per garantire il massimo comfort a chi la abita, le due cose dovrebbero andare di pari passo, ma non c’è dubbio che le fondamenta siano la priorità. Nello stesso modo ciò che è alla base del nostro gesto deve essere solido e questa solidità va testata. Un modo per verificare lo “stato di salute” delle nostre fondamenta è allora quello di vivere situazioni che le possano mettere alla prova e una di queste situazioni è sicuramente l’Indoor Fiarc 3D (la cronaca a pagina 6). Oltre al divertimento e alla convivialità, infatti, questo tipo di manifestazione rappresenta anche una preziosa occasione per fare un vero e proprio check up. Quanto sono padrone del mio gesto? Quanto riesco a rimanere nella mia bolla? Quanto sarò capace di focalizzare sul tiro, senza preoccuparmi del risultato? È innanzitutto a queste domande che risponde una manifestazione come l’Indoor Fiarc. Non c’è la seppur breve camminata nel bosco, tra una piazzola e l’altra, a resettarci, a farci dimenticare l’ultima freccia che abbiamo tirato, bella o brutta che sia stata. Non ci sono la chiacchierata o la pausa del ristoro, che ci portano per un attimo fuori dalla gara, quell’attimo che magari serve per ricaricare le pile. Non c’è la natura, con il suo benefico effetto sullo stress. È tutto più veloce. Sirena, semaforo rosso e conto alla rovescia, semaforo verde, tiro, recupero, compilazione degli score e ancora sirena, in un ritmo ripetitivo ed incessante che non lascia spazio all’errore, al dubbio, all’insicurezza, all’esitazione. Se non avete mai partecipato ad una manifestazione di questo tipo regalatevi una possibilità, tornerete a casa con un inaspettato bagaglio di considerazioni e conoscenze, di cui potrete fare sicuramente tesoro. E poi di solito i check up sono noiosi, in questo caso, invece, vi divertirete anche.

Valeria Bellagamba

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