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Editoriale Caccia&Tiro n. 06/2019

Una sfida chiamata biodiversità

L’umanità sembra più consapevole di ciò che sta per perdere e di ciò che rischia, ma l’Onu lancia l’allarme: a breve potremmo perdere 1/8 delle specie esistenti, con conseguenze dirette anche sulla nostra quotidianità.

Lo scorso 22 maggio si è celebrata la giornata mondiale della Biodiversità, in un mondo che sembra più cosciente dei problemi ambientali. Sarà grazie all’attività contro il cambiamento climatico dell’ormai famosa Greta Thunberg o grazie al diffuso parlare dell’enorme problema della plastica negli oceani, ma qualcosa è cambiato, almeno nei mass media e nell’opinione pubblica. Un fatto sicuramente positivo, ma anche tardivo, se pensiamo alle più che decennali battaglie inascoltate condotte da importanti personalità del mondo politico o dello spettacolo (ricordiamo ad esempio l’impegno di Al Gore come politico ambientalista o dell’attore Leonardo di Caprio, da anni impegnato nella realizzazione di documentari di denuncia ambientale). Una bambina svedese è riuscita dove altri hanno fallito, si è fatta ascoltare più di uomini eminenti, famosi e facoltosi: è riuscita a scuotere la coscienza dell’intero Pianeta. Molte cose si sono dette sulla vicenda Thunberg, anche di negative. Non è questa la sede per parlarne, non ci interessa disquisire su quanto siano autentici o autonomi i suoi sentimenti e le sue azioni, ci interessa il risultato. Sarebbe utile comprendere la genesi del suo successo, comprenderne i meccanismi, per poterne fare tesoro, al fine di dare maggiore forza ad altre battaglie in favore dell’ambiente. Stupisce, in ogni caso, stupisce tutti coloro che hanno a cuore la natura, che solo oggi si parli con tanta insistenza di cambiamento climatico e ambiente, considerato che sono decenni che gli scienziati lanciano allarmi inascoltati. L’uomo, se consideriamo le informazioni di cui disponiamo, potrebbe essere definito la specie più invasiva e distruttiva mai vista sulla Terra, capace di modificare in poco più di un secolo un equilibrio costituito dalla natura in milioni di anni. L’umanità ha impiegato poco meno di 100mila anni per arrivare al miliardo di individui, poco più di un secolo per arrivare a 7 miliardi. Già solo questo tema avrebbe dovuto mettere in cima all’agenda dei governanti la salvaguardia dell’ambiente, perché se da un lato una crescita demografica simile è indice di maggiore benessere, di progressi della scienza, di allungamento dell’aspettativa di vita, dall’altro implica consumi, inquinamento, rifiuti prodotti da 6 miliardi di persone in più. Un’enormità il cui impatto sarebbe stato difficile da quantificare anche nel più ecologico dei mondi, ma le cui conseguenze, considerate le scelte ambientali scellerate che sono state fatte, sono sotto gli occhi di tutti: riscaldamento globale, inquinamento, perdita di superfici forestali, perdita di biodiversità, nuove patologie. Conseguenze interconnesse tra loro, fattori che si influenzano a vicenda e che delineano un futuro incerto, nell’immediato soprattutto per le altre specie, ma già riscontrabile anche nella nostra. “Stiamo erodendo i pilastri stessi delle nostre economie, i nostri mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità di vita del mondo intero” ha affermato Robert Watson, lo scienziato britannico che presiede l’lbes (Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi). L’Ibes è l’organismo dell’Onu che dopo tre anni di censimenti e analisi di dati, condotti da centinaia di esperti, ha recentemente presentato i risultati della sua ricerca e lanciato l’allarme: in tempi relativamente brevi un milione di animali e vegetali scomparirà dalla Terra e dagli Oceani, l’equivalente di 1/8 di tutte le specie che popolano il Pianeta. Alla luce dei dati forniti da Ibes numerosi scienziati affermano che la Terra è all’inizio della sesta estinzione di massa della sua storia, ma la prima attribuita all’uomo e alle sue attività. Gli esperti avvertono che la perdita di biodiversità avrà un impatto diretto su ciascuno di noi: dal cibo all’energia, dall’acqua potabile alla produzione di farmaci fino all’assorbimento del CO2. “La quantità di elementi della natura che sfruttiamo a vario titolo è immensa. Ed è fondamentale per l’esistenza e la prosperità della vita umana. Anche perché la maggior parte di tali materie prime non è sostituibile”, si legge nel rapporto Onu. Tra gli esempi concreti citati, la dipendenza dal legno per la produzione di energia per più di due miliardi di persone, le medicine naturali che ne curano 4 miliardi e la necessaria impollinazione del 75% delle colture da parte degli insetti, specie maggiormente a rischio estinzione. Molto, per la biodiversità, fanno e potranno fare anche i cacciatori, da sempre impegnati nella gestione della fauna e degli habitat, ma oggi più che mai chiamati a raccogliere una sfida ambientale così importante. In un comunicato la Federazione italiana della caccia  sottolinea come l’impegno nei confronti della biodiversità sia su vari livelli: i cacciatori europei (come recentemente affermato dal presidente della Federazione delle associazioni venatorie europee al cui interno siede anche la Federcaccia) sono “consapevoli dell’impatto significativo dell’agricoltura e di altri usi del suolo su molte specie cacciabili in Europa e sono particolarmente preoccupati per le popolazioni di molte piccole specie di selvaggina. Gli sforzi dei cacciatori a livello europeo sono volti a far sì che l’Unione europea attraverso la sua prossima politica agricola comune (Pac) dedichi maggiore impegno e attenzione alla biodiversità, e in particolare alle specie maggiormente a rischio”. Federcaccia sottolinea che l’impegno dei cacciatori non è però solo politico. Sono infatti oltre 300 i progetti in corso portati avanti dai cacciatori, il 40% dei quali nei siti Natura 2000. “Molti ignorano che i cacciatori attraverso gli Ambiti territoriali di caccia sono coinvolti nella gestione del 70% del territorio italiano - ha dichiarato il neopresidente Fidc Massimo Buconi - La straordinaria ricchezza di biodiversità che caratterizza la nostra nazione è anche frutto del loro lavoro e del loro impegno. Per questo motivo la giornata della Biodiversità è una giornata di festa anche per tutti noi. Un ambiente sano, in equilibrio, vivo e vitale è un bene per tutta la società. Un bene di cui godiamo tutti e che tutti dobbiamo contribuire a preservare. Noi lo facciamo ogni giorno tutto l’anno, con etica, scienza e conoscenza. A volte da soli, altre al fianco a esempio di agricoltori e allevatori. E di questo siamo estremamente fieri. Ma anche se facciamo molto siamo consapevoli che ancora non basta. L’impegno è fare tutti ancora di più”. Se tutti si impegnassero a fare ancora di più per il territorio qualcosa potrebbe cambiare davvero e dai cacciatori si potrebbe trarre ispirazione, oltre che dalla nostra eroina Greta, per la loro maniera sana di rapportarsi con la natura: con competenza, realismo, fatica e scienza. Anche questa sarebbe una bella rivoluzione ambientale, soprattutto in Italia.

Valeria Bellagamba

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