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Editoriale Caccia&Tiro n. 9/2018

La vigilia della caccia

Le emozioni senza tempo per l’apertura di stagione nelle parole di Mario Rigoni Stern, un uomo dall’etica forte, che provava riconoscenza e atavico stupore per la natura, per la quale nutriva un profondo rispetto. Quel rispetto che tutti i cacciatori dovrebbero portare sul territorio anche in questa stagione venatoria.

Settembre è il mese più atteso dai cacciatori. Il primo giorno di caccia dell’anno, proprio come accade per le cose tanto attese, è pieno di energia e poesia, ma soprattutto di gioia. L’inizio della stagione venatoria porta con sé delle emozioni forti, poco comprensibili per chi cacciatore non è. Dietro al primo giorno ci sono mesi di preparativi: la gestione del territorio e della fauna, la cura e l’addestramento del proprio cane, la manutenzione e messa a punto dell’attrezzatura, le cacciate passate ricordate e le future immaginate. Passano gli anni, ma la bellezza di questo giorno non muta: “Butti con familiarità e orgoglio il fucile sulle spalle - sei ancora in anticipo - esci. L’aria fredda delle ultime ore della notte ti rinfranca gli occhi e il viso, respiri con le narici dilatate e con la bocca sospiri profondo: il mondo è tuo. In bocca al lupo! Così in tutte le parti del mondo all’inizio della caccia”. Sono le parole che un grande maestro della letteratura italiana, Mario Rigoni Stern, ha scritto nel racconto “La vigilia della caccia”, parole che a distanza di oltre cinquant’anni descrivono la stessa identica passione di oggi: “I sassi si muovono sui sentieri, le lepri rizzano le orecchie, i caprioli annusano l’aria, le coturnici cantano sui ghiaioni, gli urogalli dall’alto degli abeti aspettano il giorno per il primo volo.
Seduto su un sasso fumi una sigaretta e accarezzi il cane; con le dita frughi nella cartuccera: levi e riponi le cartucce; le soppesi. Non viene mai il giorno!
Ecco: vedi già il mirino in cima alle canne; vedi le piante, il sottobosco. Sì, eccolo il codirosso e ora anche il merlo. Ti alzi, sciogli il cane e vai”. Eppure qualcosa è cambiato, nonostante la passione del cacciatore sia rimasta la stessa. È cambiato il modo di vedere la caccia da parte della società, un cambiamento avvenuto sotto la pressione di un movimento ambientalista estremista che sembra aver scelto un bersaglio facile, e tutt’altro che minaccioso, per dimostrare il proprio “amore” per gli animali ed il loro habitat. Chi più urla viene ascoltato, è una triste verità, i cacciatori, invece di urlare, hanno continuato ad amare il loro territorio e gli animali che li abitano, hanno continuato a lavorare per l’ambiente, sperando, forse, che un giorno gli urlatori si sarebbero chetati. Così non è stato ed in molti è nato il pregiudizio sulla caccia: tra la gente, soprattutto tra chi abita in città; tra gli insegnanti, il cui ruolo è fondamentale per la formazione degli adulti di domani; tra gli Enti e le Istituzioni, chiamati a decisioni importanti per il cittadino-cacciatore. In questo numero, come ogni anno, presentiamo una panoramica dei calendari venatori, regione per regione, e come ogni anno dobbiamo constatare le solite problematiche: disomogeneità nei tempi e nelle specie, anche tra territori confinanti ma ricadenti sotto diverse amministrazioni; ritardo nell’emanazione dei calendari, che dovrebbero invece essere promulgati entro il 15 giugno. È la solita Italia, che ci auguriamo un giorno ci possa stupire con l’efficienza che tutti i cittadini, cacciatori compresi, meriterebbero. Registriamo però anche una nota positiva. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un cambiamento di rotta su vari fronti: le persone si stanno riavvicinando alla ruralità in tutte le sue forme e questo sta lentamente erodendo i pregiudizi sull’attività venatoria; le associazioni venatorie, in testa Federcaccia, hanno avviato una strategia di tutela dei cacciatori basata sui dati scientifici che lasciano sempre meno spazio all’ideologia, in tutte le sedi. Il momento è propizio per gettare le basi di un nuovo futuro, se le parti in causa sapranno coglierne le potenzialità. Perché ciò sia possibile è anche fondamentale che ogni praticante senta su di sé la responsabilità forte di rappresentare al meglio la propria categoria. Nel cuore del cacciatore di oggi ci sono ancora le emozioni descritte da Rigoni Stern, un grande scrittore, un grande cacciatore, un uomo dall’etica forte, che provava riconoscenza e atavico stupore nei confronti della natura, per la quale nutriva un profondo rispetto. È quel rispetto che tutti i cacciatori dovrebbero portare sul territorio anche oggi, osservando le regole, quelle scritte e quelle del buon senso, facendo estrema attenzione alla sicurezza, per sé stessi e per gli altri. Così fa il vero cacciatore, di ieri, di oggi e di domani.

Valeria Bellagamba

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