Menu

Cacciatore Testata Grigio Ok
Arco Testata Grigia
CT Testata Grigia

facebook Greentime facebook Arco facebook Caccia&Tiro

Editoriale Caccia&Tiro n. 03/2019

Di chi sono fauna e ambiente?

Sui Key Concepts bagarre inopportune, disinformazione, allarmismo, procedure disattese 
e polemiche. Siamo di nuovo alle porte chiuse e ai colpi di mano, con la natura strattonata in una sterile ressa sulle competenze 
e sul “vantaggio di chi”.

Di chi è la gestione di fauna e ambiente? È una domanda che suona imprecisa e rude, per certi versi, perché un tema così delicato andrebbe affrontato con atteggiamento programmatico, proattivo e scientifico. Eppure siamo tornati a questa domanda. Siamo di nuovo alle porte chiuse e ai colpi di mano, con la natura strattonata in una sterile ressa sulle competenze e sul “vantaggio di chi”, fatta oggetto di una partita a scacchi che pochi avrebbero voluto giocare. A febbraio la questione legata alla revisione da parte della Commissione Europea dei Key Concepts - per contribuire alla quale tutti gli Stati membri erano stati chiamati ad inviare, entro lo scorso 31 ottobre, un database ed una lettera contenente lavori scientifici - ha subito un’impennata mediatica, “grazie” a comunicati e controcomunicati, dichiarazioni  e polemiche. Ecco in sintesi quanto è successo. Il ministero dell’Ambiente (Mattm) invia il database e la documentazione richiesta dalla Commissione Europea basandosi sui pareri dell’Ispra, che propone di modificare in senso restrittivo i Key Concepts per 3 specie su 5 (tordo bottaccio, tordo sassello, cesena, beccaccia e alzavola). Successivamente arriva al Mattm una richiesta, da parte del ministero delle Politiche comunitarie, di un confronto e di una mediazione sul tema. A questo punto le Associazioni  ambientaliste Enpa, Lac, Lav, Leidaa, Lipu-Birdlife e Wwf insorgono e, tra le altre cose, parlano di figuraccia internazionale, chiedono al presidente del Consiglio Conte di fermare “l’assalto dei cacciatori alla scienza”, di un “attacco contro l’Ispra”, di pressioni dei cacciatori tramite il ministero delle Politiche agricole (Mipaft) e così via, secondo quel registro intonato su disinformazione e allarmismo che ben conosciamo. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa diffonde un comunicato per rivendicare la correttezza e l’affidabilità del suo operato basato sui dati Ispra, affermando che il rigore italiano dovrebbe essere di esempio per gli altri Stati membri. Intervengono anche i cacciatori, attraverso un comunicato, tecnico e misurato, a firma della Cabina di regia delle Associazioni venatorie. Nel comunicato le Aavv sottolineano che le 5 specie “per cui le Associazioni venatorie hanno richiesto una modifica dei Kc sono tutte in situazione demografica favorevole, e sono state cacciabili fino al 31 gennaio dal 1992 (e anche fino a febbraio prima di quell’anno) e questo dimostra che il prelievo venatorio non ha influito minimamente sulla loro conservazione”. Precisano inoltre che “La competenza del ministero delle Politiche agricole, forestali e del turismo sulla fauna è sancito dal comma 7 bis dell’articolo 1 della legge 157/92, in particolare per quanto riguarda i dati e le ricerche da trasmettere alla Commissione Europea. Questi dati devono peraltro essere trasmessi dal ministero delle Politiche europee, e non dal ministero dell’Ambiente, come erroneamente eseguito nel novembre scorso dallo stesso ministero”. Le Associazioni fanno anche notare che “La procedura Eu Pilot 6955/Envi riguardante i calendari venatori, ha verificato che solo tre specie oggetto di caccia in Italia hanno stagioni più estese di quanto i Key Concepts prevedono. Proprio per sanare questa situazione l’Italia ha chiesto alla Commissione la revisione dei Kc, al fine di determinare nuovi Kc, omogenei con quelli degli altri Paesi del bacino del Mediterraneo”. E infine, sui dati Ispra: “È sorprendente che i dati elaborati da Ispra, mai condivisi con il ministero delle Politiche agricole, e mai pubblicati su riviste scientifiche, prevedano la migrazione di alcune specie all’inizio del mese di gennaio, quando negli altri Paesi questa è prevista dopo la metà di febbraio”.
Spesso, per comprendere il presente, è opportuno gettare una sguardo al passato, è possibile che lì si trovino delle risposte. Cerchiamo allora di capire come si è arrivati a questo punto e andiamo allo scorso ottobre. Entro il 31 del mese, come dicevamo, l’Italia, come gli altri Stati membri, dovrebbe inviare la sua documentazione. Nonostante tale scadenza il ministero dell’Ambiente convoca la prima riunione il 17 ottobre. A questa riunione sono presenti ministero delle Politiche agricole, Ispra, Regioni e portatori di interesse, tra questi anche Federcaccia, rappresentata dal presidente Gian Luca Dall’Olio e dai tecnici dei suoi Uffici. Poco preavviso per predisporre il lavoro prima dell’incontro e documentazione Ispra (con parere di segno opposto rispetto a quella che gli altri presenti avrebbero sostenuto in riunione) che arriva last minute: 3 giorni prima della riunione. Rappresentanti e tecnici del mondo venatorio, nonostante il poco preavviso, riescono comunque ad argomentare le loro proposte, tra l’altro suffragate da dati scientifici e studi pubblicati anche su autorevoli riviste specializzate. Il parere di Ispra, come dicevamo, è di modificare in senso restrittivo i Kc per 3 specie su 5. Esprimono la loro contrarietà alla proposta Ispra, Regioni, Mipaft e Associazioni venatorie, che dichiarano anche la necessità, non accolta dal Mattm, di chiedere alla Commissione una proroga per l’invio del database. Alla fine della riunione il fuori programma: un incontro tra tecnici Ispra, delle Regioni e delle Associazioni venatorie convocato appena 2 giorni dopo, il 19 ottobre. Durante tale riunione vengono messe in evidenza diverse contraddizioni nelle argomentazioni Ispra, fatto che fa ben sperare il mondo venatorio nel recepimento, seppur parziale, delle sue proposte, tanto che la riunione termina con un “vi faremo sapere”. Nel corso della riunione, inoltre, il rappresentante del ministero delle Politiche agricole richiede di visionare il database prima dell’invio alla Commissione Europea, richiesta che viene disattesa, perché il database viene inviato a tutti, Mipaft compreso, a cose fatte e nella riunione del 29 ottobre si apprende che tale database ricalca esattamente le posizioni Ispra ed è corredato, in 18 casi su 20, da rapporti tecnici Ispra. A seguito di tale gestione la Cabina di regia del mondo venatorio invia 3 lettere chiedendo chiarimenti e la possibilità di confrontarsi, ma tali comunicazioni ancora oggi attendono risposta.
Fine della storia, per ora. Una storia da cui si evince come il ministero dell’Ambiente non abbia coinvolto appieno il mondo venatorio, gli altri portatori di interesse, chiudendosi al dialogo, rifiutando documentazioni scientifiche autorevoli e aggiornate (quelle di Federcaccia e Regioni), non prendendo in considerazione il punto di vista di chi è sul territorio e, passando sul piano istituzionale, non collaborando neanche con le Regioni e il ministero dell’Agricoltura, collaborazione prevista e definita dalla legge italiana. Per decreto è anche stabilito che è il ministero dell’Agricoltura ad avere competenza sulla gestione delle specie cacciabili. Di chi è quindi l’ambiente? Rispondiamo a questa rude domanda dicendo che l’ambiente è dei cittadini italiani, di tutti coloro che lo valorizzano e che di esso vivono. Su un piano istituzionale la competenza è di entrambi i ministeri, per la legge, ma anche per il buonsenso, perché natura e attività rurali sono inseparabili e c’è una sola ricetta, vecchia e banale, per la convivenza, sul territorio come nel Palazzo: una ricetta che prevede armonia, cooperazione, rispetto e soprattutto buona fede.

Valeria Bellagamba

Torna a "CACCIA&TIRO N. 03/2019"


Greentime Spa

Via San Gervasio 1 - 40121 Bologna - Italia
Tel. +39 051223327

Cap. Soc. € 334.087,00 i.v.- R.E.A. Bologna n. 130839
P.I. 00279880371

bottone facebook

Log In or Register

fb iconLog in with Facebook