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Editoriale "Caccia&Tiro" n. 04/2017

Il prezioso oro blu

Parliamo dell’acqua, l’elemento fondamentale per la vita che troppo spesso diamo per scontato. 
In realtà si tratta di una risorsa esauribile, a rischio, alla quale non tutti hanno accesso 
e dalla quale dipendono non solo la nostra vita biologica ma anche il tessuto economico mondiale.
Tutelarla è un dovere e un investimento per il futuro.

La chiamano oro blu, in futuro sarà ancora più preziosa e forse, anche se ci auguriamo di no, sempre più rara. Parliamo dell’acqua, un bene di prima necessità che ci circonda e al quale abbiamo accesso comodamente dai rubinetti della nostra casa, motivo per il quale ci sembra scontato poterne disporre, sempre e comunque. In realtà le cose non stanno esattamente così. Ce lo ha ricordato, lo scorso 22 marzo, la Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni unite nel 1992. Potrà sembrare singolare parlare di questo argomento da queste pagine, ma l’acqua è vitale per tutti, animali, piante, uomini. È uno dei pilastri della nostra esistenza, dell’ecosistema e della nostra stessa economia, molto più di quanto si pensi. Ci sono argomenti trasversali e di interesse collettivo che non possono essere tralasciati, soprattutto quando la presa di coscienza del singolo può fare la differenza. Dicevamo che per noi l’accesso all’acqua è un’abitudine e quindi in qualche modo la diamo per scontata. Non per tutti è così oggi e ancor meno lo sarà in un futuro quanto mai vicino. Il “Rapporto 2016 delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche mondiali” fotografa così la situazione attuale: “Circa 663 milioni di persone non hanno un accesso immediato a fonti migliorate di acqua potabile, mentre il numero di persone prive di un accesso affidabile ad acqua di buona qualità tale da risultare sicura per il consumo umano è di circa 1,8 miliardi (Unicef/Who, 2015) se non addirittura superiore. Più di un terzo della popolazione mondiale (circa 2,4 miliardi di persone) non utilizza servizi igienicosanitari migliorati”. Erasmo D’Angelis, responsabile di #ItaliaSicura, in un suo recente intervento ha spiegato che “1 bambino su 5 muore per sete o malattie legate all’acqua, 4.500 al giorno, più che per guerre o incidenti stradali, quasi il 40% della popolazione mondiale convive con problemi di scarsa disponibilità d’acqua che sono causa di oltre 50 conflitti nel mondo (37 armati) e magari di future guerre per il controllo delle riserve idriche nei punti più caldi della terra”. Una vera e propria catastrofe umanitaria che con la crescita della popolazione mondiale non potrà che peggiorare, se non ci sarà un’inversione di rotta. Nel rapporto delle Nazioni Unite si legge inoltre che “il Baseline Scenario del Global Environmental Outlook 2012 pubblicato dall’Ocse (Oecd, 2012a) prevede una pressione crescente sulla disponibilità di acqua dolce da qui al 2050, con 2,3 miliardi di persone in più che vivranno in aree caratterizzate da una grave carenza di risorse idriche, in particolare in Africa settentrionale e meridionale e in Asia meridionale e centrale. Secondo un altro rapporto entro il 2030 il mondo potrebbe far fronte a un deficit globale della risorsa idrica pari al 40%, percentuale ricavata in base allo scenario Bau (business-as-usual) (2030 Wrg, 2009)”. L’acqua non è solo elemento vitale ma anche linfa essenziale per il tessuto economico. Le reti idriche comunali rappresentano infatti appena il 10% del prelievo di acqua dolce globale, mentre il 70% del totale dei prelievi è effettuato dall’agricoltura, il 19% dal settore industriale (inclusa la produzione di energia). Consumi, anche questi, destinati a crescere, tanto che si stima, entro il 2050, una crescita del consumo di acqua pari al 400% nel solo settore manifatturiero e, secondo le previsioni “tra il 2011 e il 2050 la popolazione mondiale dovrebbe crescere del 33%, passando da sette a 9,3 miliardi (Un Desa, 2011); nello stesso periodo la domanda di prodotti alimentari crescerà del 60% (Alexandratos and Bruinsma, 2012)”. Per terminare il discorso sulla parte economica aggiungiamo questi ultimi dati: la metà della forza lavoro a livello mondiale è occupata in settori che dipendono strettamente dall’acqua; preservare l’acqua e gestire le risorse idriche, inoltre, significa anche contenere i danni causati dall’insicurezza idrica, il cui costo totale a carico dell’economia mondiale è di 500 miliardi di dollari americani all’anno (nel solo 2013 i danni causati dalle inondazioni hanno superato i 50 miliardi). Ora ci potremmo chiedere cosa possiamo fare per preservare il prezioso oro blu. Innanzitutto possiamo iniziare a considerare l’acqua come una risorsa esauribile ed evitare quanto più possibile di sprecarla, segnalando anche alle autorità competenti eventuali sprechi o la presenza di sostanze inquinanti nei corsi e bacini idrici. In seconda battuta, come cittadini, possiamo sensibilizzare a tutti i livelli Enti ed Istituzioni sulla salvaguardia di questo bene. È possibile fare moltissimo, infatti: attraverso il riciclo delle acque, l’utilizzo di sistemi di raccolta dell’acqua piovana e la prevenzione degli sprechi, visto che secondo le stime circa il 30% dei prelievi di acqua a livello mondiale viene dilapidata a causa di perdite nelle tubature. Infine vi invitiamo anche a destinare il 5x1000 alle tante Associazioni impegnate ad aiutare le popolazioni che non hanno accesso a questo bene essenziale e vitale, sarà una goccia nel mare, ma tante gocce possono fare la differenza.

Valeria Bellagamba

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