Menu

Cacciatore Testata Grigio Ok
Arco Testata Grigia
CT Testata Grigia

facebook Greentime facebook Arco facebook Caccia&Tiro

Editoriale Caccia&Tiro n. 04/2018

La realtà e la legge

Quando si parla di gestione di fauna e ambiente in ambito legislativo troppo spesso prendono piede proposte che non tengono conto della realtà scientifica, sociale ed economica. Sono proposte mosse da una certa cultura ambientalista che rischia solo di imbalsamare, soffocare e infine sgretolare il nostro territorio.

Nel momento in cui scriviamo non sappiamo ancora chi sarà al Governo del Paese e quali saranno quindi le politiche che delineeranno il futuro per fauna, ambiente e mondo rurale. In questo numero, però, abbiamo voluto fare il punto su ciò che è accaduto nella passata legislatura riguardo al tentativo di riforma della legge sui Parchi, la 394/91. L’articolo (a pag. 14) si intitola “Legge sui parchi: modifiche scampate”, perché se la proposta di modifica fosse andata a buon fine avremmo assistito ad un cambiamento drastico nella gestione del patrimonio ambientale, e non solo di quello protetto, che probabilmente avrebbe danneggiato caccia e agricoltura, creando inoltre grande confusione sulle competenze. Il tentativo di modifica non è andato a buon fine, anche grazie all’intervento del mondo venatorio, in particolare della Fenaveri, che ha proposto interventi correttivi a tutela non solo dei cacciatori, ma anche dell’agricoltura e dell’ambiente. Ci saranno ancora tentativi di modifica, perché la storia della legge 394/91 è simile a quella della legge sulla caccia, la 157/92. In entrambi i casi, periodicamente, c’è qualcuno che presenta una proposta. Considerato che parliamo di leggi approvate quasi 30 anni fa è probabile, anzi auspicabile, che vengano fatte delle modifiche, per migliorarle e renderle più attuali. Il problema è che molte volte il proposito non sembra questo, quanto piuttosto quello di far prevalere miopi ideologie o interessi di parte. Nel caso dell’ultimo tentativo di modifica della 394/91, ad esempio, emerge la logica del vietare e del proteggere senza rapportarsi con la realtà, in termini economici, sociali, ambientali. In tutta Europa e nel mondo ai cacciatori è riconosciuto il ruolo di gestori del territorio, che collaborano con le Istituzioni per mantenere gli equilibri faunistici e salvaguardare gli habitat. Nel nostro Paese, in questa occasione, eravamo invece arrivati al paradosso, quello di un Ente Parco che poteva estendere la propria operatività al di fuori dei confini dell’area protetta, avendo anche voce in capitolo su parti di territorio oggi sotto la responsabilità delle Regioni e a cascata di tutti gli altri organi preposti, compresi gli Atc. La domanda che ci poniamo è allora da quale cultura ambientalista sia scaturita una simile proposta e la risposta è quantomeno dolorosa. È l’ambientalismo della campana di vetro, che si propone di imbalsamare, di conservare senza gestire, secondo logiche che trascendono scienza, economia e società. La realtà, invece, è diversa. Gli agricoltori protestano contro i danni da fauna, contro l’inadeguatezza con la quale si gestisce il problema. Chi vive e lavora nella natura chiede innanzitutto, comprensibilmente, che il proprio lavoro venga tutelato. È di questi giorni la notizia del sit-in organizzato da Coldiretti davanti alla sede della Regione Basilicata per protestare contro l’emergenza cinghiali, diventata una minaccia non solo per i raccolti ma anche per la pubblica incolumità. E sempre in questi giorni gli agricoltori toscani esprimono sconcerto e disapprovazione nei confronti della riduzione delle aree vocate alla caccia al cinghiale nell’Atc Ms13. Presentiamo solo questi ultimi due casi - i più recenti, ma ce ne sono quasi ogni giorno - per evidenziare quanto la popolazione esprima esigenze vere, chiedendo maggiore gestione ed anche il contenimento di alcune specie. È la realtà economica e sociale del nostro Paese che dovrebbe ispirare le modifiche alle leggi, il cui scopo è quello di regolamentare sì, ma anche di risolvere problemi, non certo di crearne. Il terreno dello scontro di ideologie dovrebbe lasciare spazio ai fatti, alla scienza, alle valutazioni di insieme, rompendo definitivamente quella campana di vetro di una certa cultura ambientalista che rischia solo di imbalsamare, soffocare e infine sgretolare il nostro territorio. Non è possibile vietare a prescindere, l’unica cosa davvero ragionevole è cercare un punto di incontro tra tutte le parti coinvolte, quella sana e antica armonia tra uomo e natura che molti contemporanei “paladini dell’ambiente” sembrano aver dimenticato, ma che è alla base stessa della nascita del movimento ambientalista. Un’armonia fatta di agricoltura sostenibile, prelievo venatorio etico, fruizione consapevole delle risorse, gestione responsabile. Che si debba guardare indietro per andare avanti?

Valeria Bellagamba

Torna a "CACCIA&TIRO N. 04/2018"


Greentime Spa

Via San Gervasio 1 - 40121 Bologna - Italia
Tel. +39 051223327

Cap. Soc. € 334.087,00 i.v.- R.E.A. Bologna n. 130839
P.I. 00279880371

bottone facebook

Log In or Register

fb iconLog in with Facebook