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Editoriale Caccia&Tiro n. 02/2018

Eleggiamo la bellezza

Alle prossime elezioni siamo chiamati a scegliere un’idea di Italia, un Paese unico al mondo per il patrimonio non solo artistico-culturale, ma anche ambientale, faunistico, rurale. Tutta questa bellezza andrebbe tutelata e valorizzata, con un progetto fatto di interventi organici e continuativi. In un Manifesto i suggerimenti e le richieste del mondo venatorio.

Le elezioni politiche si avvicinano e con esse la possibilità, per i cittadini italiani, di scegliere non solo chi governerà il Paese, ma soprattutto l’idea di futuro che ritengono sia la migliore per l’Italia. Sono davvero tante le promesse che siamo abituati ad ascoltare in campagna elettorale, anche in questa ne stiamo sentendo di davvero singolari, alcune, purtroppo, inerenti ad una singola specificità e poco legate ad una visione globale. Si tratta di promesse che sicuramente hanno un forte appeal sugli elettori. Tuttavia ciò che davvero farà la differenza, per il futuro di tutti noi, sarà la capacità, da parte del nuovo Governo, di portare avanti progetti a lungo termine che possano realmente migliorare le condizioni del nostro Paese. Una parte davvero rilevante di questo ipotetico progetto dovrebbe riguardare la salvaguardia del nostro patrimonio faunistico-ambientale. L’ambiente non è solo un’entità astratta di cui godiamo mentre pratichiamo un’attività outdoor o quando siamo in vacanza, l’ambiente è anche frane, smottamenti, alluvioni, e ancora è agricoltura e attività rurale, posti di lavoro, cultura, tradizione. Il nostro territorio agro-silvo-pastorale ha bisogno di interventi organici, non emergenziali ma continuativi, al fine di salvaguardare tutto ciò che il territorio rappresenta: economia, cultura contadina, tradizioni culinarie e bellezze, naturali e non solo, perché anche l’interazione tra uomo e natura può essere bellezza, tanto che tra i siti italiani Unesco ci sono anche i paesaggi vitivinicoli del Piemonte (in particolare Langhe, Roero e Monferrato). Scopo di chiunque sia chiamato a governare l’Italia dovrebbe essere quello di valorizzare al massimo tutta la bellezza e la ricchezza di un Paese unico al mondo, per patrimonio storico, culturale ed artistico, ma anche per quello ambientale e rurale, come dicevamo.
Anche i cacciatori, in questa fase così cruciale, hanno voluto dare il loro contributo, attraverso il “Manifesto per l’Italia, il paesaggio, l’ambiente e la ruralità” redatto in maniera unitaria dalle associazioni venatorie nazionali riconosciute (Anlc, AnuuMigratoristi, Arci Caccia, Enalcaccia, Ente Produttori Selvaggina, Federazione Italiana della Caccia, Italcaccia), rappresentanti sostanzialmente l’intera totalità delle centinaia di migliaia di praticanti la caccia in Italia, e il Comitato nazionale caccia e natura (Cncn), riunite nella “Cabina di regia unitaria del mondo venatorio - Caccia, Ambiente, Ruralità”.
Le idee/richieste contenute nel Manifesto sono di ampio respiro e guardano in primis alla collettività: “Ambiente, agricoltura, paesaggio, sono valori imprescindibili perché il percorso continui con determinazione e l’economia ‘verde’ non sia uno slogan, ma una realtà da realizzare. I beni comuni sono un patrimonio della collettività da preservare e valorizzare. La civiltà di questo Paese si riconosce anche dal valore dato alla fauna selvatica, proprietà indisponibile dello Stato - si legge nel documento - La biodiversità, la sua ricchezza, sono un bene degli italiani che la politica, nel suo ruolo di governo della cosa pubblica, deve obbligatoriamente gestire nell’interesse dell’intera collettività ed in particolare di quello delle future generazioni. Cementificazione, abusivismo, speculazione edilizia, inquinamento, dissesto idrogeologico, sono i veri nemici della natura, della vita di donne, uomini e animali, della flora, della straordinaria biodiversità di specie selvatiche conservate grazie agli agricoltori e ad una responsabile gestione della caccia. Quest’ultima può concorrere ad arricchire tali valori con un ruolo riconosciuto in tutta Europa e nel resto del mondo, a condizione di essere liberata da lacciuoli burocratici di ogni tipo e dagli ipocriti e strumentali attacchi cui è fatta oggetto. Lo sviluppo dell’agricoltura di qualità legato alla tradizione e supportato dalle nuove tecnologie, il recupero delle aree marginali, sono una parte fondamentale della strategia di ripresa duratura dell’economia e del lavoro, anche giovanile. L’ambiente, bene pubblico non cedibile, di questo Paese non può fare a meno di una governance sociale della fauna selvatica nell’interesse di quanti sono soggetti attivi della ruralità. La buona agricoltura non può fare a meno dell’attività venatoria, dei cacciatori al ‘servizio’ della gestione delle specie selvatiche nelle campagne e nei boschi della nostra penisola”. Nel manifesto si sottolineano i benefici che l’attività venatoria fa ricadere sulla collettività, anche in termini economici, ricordando che solo la parte produttiva diretta legata alle attività di gestione faunistica rappresenta oltre mezzo punto percentuale del Pil. “Nel rispetto degli orientamenti scientifici, conformemente alla legislazione europea applicata in Italia, chiediamo alle forze politiche di non prestarsi, nella speranza di una ‘caccia al voto’, ad un’azione di incivile e ignorante aggressione di questa realtà che già l’elettorato ha più volte bocciato con il voto popolare”, si legge nel Manifesto, nel quale si ricorda che i cacciatori sono fortemente radicati in tutto il territorio agro-silvo-pastorale e sono impegnati, attraverso i propri organismi, ad agire per il bene comune sia nella conduzione, nella tutela e nella valorizzazione del territorio a caccia programmata (il 70% della superficie italiana) sia attraverso gli istituti privati, a loro volta fonte di economia e gestione ambientale. “La nostra richiesta - concludono le Associazioni - è che questa realtà oggettiva trovi riconoscimento nei programmi delle coalizioni per il futuro impegno legislativo di Parlamento e Governo, anche ripristinando condizioni di pari diritto di ascolto e confronto delle Associazioni venatorie nazionali riconosciute dalla legge, superando il discrimine accolto dalla ‘politica nazionale’ accettando l’atteggiamento integralista che fa comodo a un animalismo che teme il confronto e che, lo ripetiamo, concretizza la sua ragione di esistere sostanzialmente nella lotta alla caccia”.
Buon voto a tutti!

Valeria Bellagamba

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