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Editoriale Il Cacciatore italiano n. 2/2019

Quando si dice responsabilità

Uno spettro si aggira per l’Europa. Ovviamente non è quello del comunismo, cui si riferivano Marx ed Engels nel “Manifesto”, che si apre proprio con questa frase, divenuta dopo oltre un secolo celebre tanto da vivere di vita propria, slegata da qualsiasi riferimento storico-politico. Ora come allora, però, rimane vero che “Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro”, solo che ora parliamo della peste suina africana.
L’attenzione è massima per le conseguenze, potenzialmente disastrose, che il diffondersi della malattia - innocua per l’uomo - potrebbe avere sul settore degli allevamenti e alimentare, ma anche sul piano faunistico, andando a colpire principalmente le popolazioni di cinghiale.
Se ne è parlato di recente in Germania, in una conferenza internazionale organizzata dalla Face, che ha visto una vasta partecipazione di rappresentanti delle associazioni venatorie europee, studiosi, rappresentanti della Commissione Europea e dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, dell’Organizzazione mondiale per la salute animale e delle Autorità nazionali degli Stati membri.
In scala più piccola l’argomento è stato affrontato in occasione di Hit, la fiera della caccia che si tiene ogni anno a Vicenza, in un convegno organizzato da Federcaccia Fvg. Di entrambe potete leggere nelle pagine che seguono, ma possiamo anticiparvi che le conclusioni sono comuni e concordano nel sottolineare che la gestione di questa malattia è assolutamente impensabile senza il coinvolgimento attivo e concreto del mondo venatorio e dei cacciatori a qualsiasi livello.
Ne sono convinte - e non potrebbe essere altrimenti - anche le nostre autorità nazionali. Non è un caso che il ministero della Salute, chiamato come è logico a gestire la questione a livello nazionale, abbia già incontrato la nostra Federazione per chiederne appunto la collaborazione. Di questo vi diremo più e meglio in seguito. Anche senza questa ultima criticità, gli ungulati in genere e il cinghiale nello specifico sono da tempo al centro dell’attenzione, e delle conseguenti polemiche, per il loro impatto sull’ambiente, in particolare sull’agricoltura, e sulla pubblica sicurezza. I danni alle colture, la presenza in contesti urbani e fortemente antropizzati, gli incidenti - anche mortali, purtroppo - causati dall’impatto con veicoli sulla rete stradale, sono all’ordine del giorno delle cronache. Il tema è complesso e si presta purtroppo a strumentalizzazioni, reazioni emotive e visioni di parte, alle quali si aggiunge spesso la mancanza di un approccio sufficientemente adeguato da parte di chi lo affronta, che dà vita a una percezione falsata del problema, delle cause e delle possibili soluzioni. Di questo parliamo in un articolo realizzato dal Centro studi Federcaccia, che cerca appunto di andare oltre l’emergenza e le facili semplificazioni.
Rimane però un nodo importante da sciogliere per poter dare pienamente quel contributo che ci viene richiesto e che contempla anche - non solo però, pure di questo dobbiamo essere consapevoli e dimostrarci responsabili - il dover tirare il grilletto. Stiamo parlando della riforma dell’articolo 19 e del definitivo chiarimento sull’impiego di cacciatori formati da parte delle Amministrazioni pubbliche in operazioni di contenimento e controllo. Malgrado i ripetuti tentativi trasversali a tutte le forze politiche e il fatto che a richiedere una soluzione sia la stessa Conferenza delle Regioni, sembra che il Parlamento non riesca a risolvere il problema. L’ultimo in ordine di tempo ha addirittura scatenato una crisi all’interno del Movimento 5 Stelle, come noto dichiaratamente anticaccia. A causarla la proposta di legge a prima firma Filippo Gallinella - pentastellato, appunto - presidente della XIII Commissione alla Camera, con lo scopo di recepire la richiesta di modifica della legge 157/92 avanzata dalle Regioni.
Di questo si parla infatti, non di autorizzare a cacciare tutto l’anno, come al solito si sono messe a gridare le associazioni animaliste, Enpa in testa. Ancora una volta, a sovrastare la voce del buon senso sono arrivate le urla della propaganda.
In bocca al lupo!

Marco Ramanzini


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