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IL CACCIATORE ITALIANO n. 6/2017

Ad ormai 26 anni dalla sua promulgazione, la 157/92 appare sempre più superata dalla realtà faunistico-ambientale e inadeguata a fornire indirizzi e regole alla caccia, che lungi dall’essere una attività solo ludica, ha riflessi sociali, economici e gestionali rilevanti sul Paese.
Ultimo “intoppo” a evidenziare questo stato di cose la sentenza della Corte costituzionale che ha stabilito come, a norma di legge appunto, non sia possibile affidare ai cacciatori, per quanto abilitati, l’esecuzione dei piani di controllo faunistico. Pare che su richiesta delle Regioni, che dopo la sentenza si sono trovate in non poca difficoltà, il Governo si sia impegnato a risolvere il problema modificando il comma 2 dell’art. 19, dando così la possibilità di impiegare oltre alle figure già previste anche cacciatori formati da appositi corsi. È l’ennesimo esempio di come negli anni si sia affrontato l’aggiornamento della legge con adeguamenti e parziali modifiche inserite nei provvedimenti più disparati senza che mai si provvedesse a una organica stesura ex novo di un impianto normativo al passo con i tempi, con le mutate condizioni ambientali, di uso del suolo, di pratiche agricole, del corpo sociale dei cacciatori e nel rispetto delle Direttive europee, compresi gli aspetti che consentirebbero lo svolgimento dell’attività venatoria come negli altri Stati. La risposta del legislatore alle sollecitazioni susseguitesi negli anni la conosciamo. Anzi, le proposte fatte sono diventate per i loro contenuti un deterrente per il Parlamento ad affrontare la questione.
L’iter di riforma della 394/91, la legge sulle aree protette, è come noto invece in corso. Il nodo su cui si è impantanata, quali che siano i pretesti addotti, è l’aver implicitamente previsto il prelievo come attività di controllo - ben altra cosa dalla caccia - all’interno delle aree protette. Un ostracismo frutto di preconcetti unito a una buona dose di ipocrisia, dal momento che così si agisce già da anni. Ma la parola caccia e la figura del cacciatore non sono mai citate, a differenza di quanto avviene nel resto d’Europa dove sono impiegati a questo scopo, non per loro divertimento, ma per svolgere un servizio pubblico riconosciuto. Urge invece una soluzione rapida. Certo è importante recuperare col mondo agricolo quel rapporto e quella fiducia che sul problema delle specie invasive e sulla questione del risarcimento dei danni si sono perduti, senza che nessuna modifica normativa sia intervenuta a trovare soluzione, coinvolgendo tutti i portatori di interesse, ambientalisti non animalisti compresi. Primo punto da cui partire per ritrovare una diversa - positiva e accettata - percezione del ruolo della caccia presso la società, ma anche per creare una massa critica in grado di “forzare” la mano del legislatore in questo senso.
Ma altrettanto importante, se non di più, sarà ritrovare nuovo slancio e proseguire sulla strada dell’unità del mondo venatorio. Una “base” irrinunciabile per qualsiasi iniziativa di ampio respiro. In bocca al lupo!

***
In occasione delle imminenti 
festività, Federcaccia e la redazione 
de “Il cacciatore Italiano” augurano 
a tutti i soci e alle loro famiglie un Buon Natale e un felice Anno Nuovo.


L’EDITORIALE; FACE, Al lavoro per caccia e biodiversità;  ASSEMBLEA AGJSO, Un focus sulle patologie; CONVEGNI, Fra problema e risorsa; FONDAZIONE UNA, Valorizzare la selvaggina; RICORDI, Grazie Franco; UFFICIO AVIFAUNA MIGRATORIA, Gestori d’acqua e fauna - 6.000 e oltre - Interlocutori credibili; UFFICIO FAUNA STANZIALE, Accorgimenti indispensabili - Una battaglia comune - Sei partner per il Life “Perdix”; RIFLESSIONI, “Diplomazia venatoria”; AGONISMO CINOFILO, La dolce Francia sorride all’Italia - Gao e Brus, coppia d’assi; CACCIATORI ZONA ALPI, Il magico bezoar; ARCIERI CACCIATORI, Il fattore in più; VETERINARIA, Se il rene va in tilt; IL LEGALE, Riabilitazione e licenza; DALLE REGIONI; FAUSTI CLASS SLX, Classico senza tempo; TUTTI A BORDO, Citroën C3 Aircross.

 

 

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