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CACCIA&TIRO n. 4/2019

Ci ha fatto sorridere, ma di un sorriso amaro, quanto recentemente proposto da Gianfranco Tomasoni, di Cia - Agricoltori Italiani Ferrara, per risolvere il problema delle nutrie e delle oche canadesi: “Dobbiamo importare dei coccodrilli e liberarli nei canali di tutto il territorio. Forse, in questo modo, un problema che si trascina da anni e non è mai stato risolto, potrebbe trovare una risoluzione definitiva”. La vicenda la dice molto lunga anche sul livello di esasperazione degli agricoltori, schiacciati dagli ingenti danni economici causati dai selvatici, ma prima ancora da Istituzioni che negli anni non hanno saputo arginare efficacemente il fenomeno. Che un organismo serio ed autorevole come la Cia arrivi ad una simile provocazione è certamente indice di un frangente nel quale un’intera categoria di imprenditori - oppressi da danni, burocrazia, lungaggini amministrative e provvedimenti insufficienti - cerca davvero ogni strada per trovare voce e soprattutto per farsi ascoltare. La nutria in particolare in questo periodo ha dato luogo a proposte paradossali e singolari, oltre a quella della Cia di Ferrara ecco anche l’uscita di un sindaco del Cremonese, che suggerisce di mangiarle per ridurne il numero. Queste piccole vicende mediatiche suscitano un sorriso amaro, quello delle proposte paradossali suggerite dall’esasperazione di chi ogni giorno si confronta con problemi estremamente seri, ma che purtroppo non fanno notizia. Da anni gli agricoltori del Ferrarese chiedono di porre un argine al fenomeno, che per il settore agricolo è devastante, con i selvatici che continuano a crescere, facendo aumentare il numero dei danni, e le spese sostenute dagli agricoltori per la prevenzione, che secondo la Cia di Ferrara non rappresenta una soluzione efficace. “Inoltre gli ambientalisti, sempre molto attenti alla salvaguardia del territorio, dovrebbero preoccuparsi anche di proteggere la bellezza del paesaggio rurale, e una campagna disseminata di cannoni e palloni somiglia più a un campo di battaglia, che a un armonioso paesaggio, soprattutto se parliamo di zone a ridosso del Parco del Delta del Po”, afferma Tomasoni, per il quale “una soluzione va trovata ed è incredibile che una situazione di disagio così forte per l’agricoltura e l’ambiente, continui a venire affrontata con strumenti palliativi e mai completamente risolutivi”. E la situazione non è giudicata grave solo dagli agricoltori. Lo scorso marzo Ispra ha diffuso i dati sulle specie alloctone nel suo “Annuario dei dati ambientali 2018”. Secondo l’Annuario “Il numero di specie alloctone in Italia è in progressivo e costante aumento. L’analisi dei trend evidenzia che il fenomeno è divenuto nel tempo sempre più consistente, aumentando rapidamente a partire dal secondo dopoguerra”. Ovviamente Ispra prende in considerazione tutte le specie, comprese le specie arboree e gli insetti, anch’essi di notevole impatto su ambiente ed economia agricola. “Si evince chiaramente che il numero medio di specie introdotte per anno è aumentato in modo esponenziale nel tempo, arrivando a 13 specie all’anno nel decennio in corso”, scrive Ispra, sottolineando come “il dato assoluto di nuove introduzioni per decennio rappresenti sicuramente una sottostima, essendo le conoscenze delle date di introduzione delle specie piuttosto scarse (pari al 20% delle specie inserite nella banca dati)”. Ispra parla anche di modalità di introduzione, evidenziando una decisa riduzione delle introduzioni intenzionali o per cause sconosciute, con un accrescimento, invece, delle introduzioni non intenzionali, un fatto che pone in primo piano l’individuazione di nuove strategie di prevenzione alle frontiere, per limitare quanto più possibile ulteriori immissioni. L’Annuario Ispra cita anche degli aspetti normativi legati alla gestione delle specie aliene. In molte di queste Convenzioni e Direttive si parla esplicitamente del dovere da parte degli Stati di prevenire la presenza, di contenere e, dove necessario alla salvaguardia degli ecosistemi, di eradicare le specie alloctone. Inoltre, dal 1° gennaio 2015 è entrato in vigore il nuovo Regolamento (Eu) 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla prevenzione e la gestione dell’introduzione e la diffusione delle specie aliene invasive. Il Regolamento, citiamo ancora Ispra, “fissa le regole per prevenire, ridurre al minimo e mitigare l’impatto sulla biodiversità, sui servizi ecosistemici, sulla salute umana e sull’economia dovuto all’introduzione e diffusione, sia deliberata sia accidentale, di specie aliene invasive all’interno dell’Unione Europea”. Non è difficile immaginare come per alcune specie alloctone, come la nutria, sarà difficile pensare a soluzioni che non siano drastiche, considerato l’impatto che hanno sulle attività agricole, sugli argini dei corsi d’acqua ed anche su ecosistemi unici, come ad esempio quello del Delta del Po. Siamo curiosi di sapere se le tanto evocate direttive europee, così care ad ambientalisti ed animalisti quando possono essere strumentalizzate per limitare la caccia, verranno tenute in degna considerazione anche stavolta.

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TIRO A SEGNO
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CacciaTiro 04 2019
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