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Editoriale Arco n. 5/2020

Vecchie abitudini e nuove attitudini

Questa insolita estate ce la lasciamo alle spalle. Un’estate di desiderio di evasione e timore di andare troppo lontano, fatta di piccole gite giornaliere o lunghi viaggi, pochi. Un po’ per ragioni economiche, un po’ per il timore del Covid-19, è stata un’estate più stanziale e più all’interno dei nostri confini, personali oltre che geografici. Molti arcieri ne avranno però approfittato per riprendere ad allenarsi in maniera più programmatica, per ritrovare gli amici, magari per frequentare le nostre belle montagna e i molti campi di tiro con l’arco che essa offre. Certo, sono mancati a tutti gli appuntamenti agonistici estivi: un’estate senza Campionati Italiani o senza prepararsi per i Campionati Italiani imminenti è per l’arciere sicuramente un’estate strana e singolare. Ma a livello sportivo la pandemia ci ha tolto anche qualcos’altro, che stiamo lentamente recuperando: la consuetudine. L’abitudine ad allenarsi, a ritrovarsi al campo con gli amici, a pensare “agonisticamente”. Eppure ora siamo in un momento in cui le briglie si sono allentate e le gare, seppur nella maggior parte non di livello nazionale, sono ripartite. Noi vi raccontiamo ciò che è successo poco prima e apriamo questo numero con il bilancio sul circuito di Gare sperimentali, volute da Fitarco per testare sul campo il protocollo di emergenza sanitaria e per rispondere alle tante richieste da parte dei suoi iscritti. Nell’articolo si parla di timida affluenza alle gare, un fatto comprensibile considerato il momento, ma questo non toglie valore all’iniziativa, che ha permesso a molti arcieri di ritrovarsi in gara, con gli altri. Ma anche con loro stessi. Abbiamo anche dedicato un corposo articolo alla Virtuous Archery Cup, svoltasi precedentemente e in un momento in cui invece era possibile solo allenarsi presso il proprio campo. Ne parliamo perché anche questa iniziativa ha contribuito a “tenere oliati” gli ingranaggi dell’agonismo; seppur in maniera virtuale ha permesso a molti di sentirsi nuovamente in gara, insieme. Ci è piaciuto raccontare questa storia perché è anche la dimostrazione di quanto un singolo arciere, con passione e forza di volontà, possa fare per gli altri, donando tempo, energie e creatività: in questo caso il merito è tutto di Patrizia Cavallini, ideatrice dell’iniziativa. C’è poi un’altra storia che vi invitiamo a leggere con attenzione, è quella di Giordano Cardellini, che ci ha aperto le porte del suo mondo arcieristico e non solo. Tanti gli spunti di riflessione che si possono cogliere dall’intervista e noi ne volgiamo ora sottolineare uno: il magico potere dell’affidarsi. Dalle parole di Giordano più volte emerge quanto importante sia per lui il sostegno della famiglia, della sua Società, di tutti quei compagni di viaggio che spesso, insieme all’atleta, conquistano l’agognata medaglia. Il tiro con l’arco è uno sport individuale e per molti arcieri questo significa “fare il viaggio da soli”, nella propria formazione, nella sperimentazione, nelle sfide, nel fronteggiare le difficoltà. Cardellini ci ricorda, invece, che insieme è più bello, che insieme è possibile raggiungere traguardi altrimenti impensabili e che affidarsi, anche affidarsi, può rappresentare la chiave del successo.

Valeria Bellagamba

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