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Editoriale Caccia&Tiro n. 02/2020

Non più odio

Dal confronto,  anche acceso, sul tema caccia, che rientra  nel normale dibattito  di qualsiasi società civile,  si è passati, nel mondo virtuale e in quello reale,  ad un diffuso clima di odio  e violenza nei confronti  dei cacciatori.  Per Federcaccia  è inaccettabile  e non più tollerabile.

 

I social sono un mezzo di comunicazione di grande potenza, in positivo e negativo. Possono diffondere valori, sostenere iniziative benefiche e buone idee, favorendo la collaborazione, grazie alla capacità che hanno di essere veloci e capillari. E questo è anche il problema. Queste nuove piazze virtuali, questi megafoni che sono in mano a chiunque lo voglia, hanno dato un potere enorme a tutti noi e con esso anche una grande responsabilità, alla quale nessuno ci ha preparato. Capita spesso di assistere, su vari argomenti, a conversazioni virtuali che iniziano pacatamente e che poi, lentamente ma inesorabilmente, scivolavano sempre più verso linguaggi prima inopportuni, poi inaccettabili, poi offensivi, a volte persino disumani, soprattutto da parte dei cosiddetti haters. Si tratta di una categoria di persone che di fronte ad uno schermo non riesce a dominare i suoi impulsi peggiori, capace solo di esprimere odio, disprezzo, nella totale assenza di empatia per gli altri. Il mondo venatorio è finito spesso nel mirino degli haters, perché, come abbiamo scritto più volte, non c’è nulla di più facile e scontato che “sparare” contro la caccia, una pratica che spesso cade vittima della più becera demagogia. In questi anni è continuato il lavoro per spiegare alla società civile la vera essenza della caccia, per spiegarne i valori, le buone pratiche di gestione, per far capire che si tratta di un’attività regolamentata da normative, praticata da cittadini responsabili, legittima e che ha ricadute positive sul patrimonio faunistico-ambientale. Ma da diversi anni la sfida si è fatta più ardua, perché nell’epoca di Facebook la risposta deve essere immediata, la reazione tempestiva. I social possono anche essere rapidi diffusori dell’odio nei confronti del mondo venatorio, un odio spesso impulsivo e poco ragionato, che esce dallo schermo per ferire la memoria di chi non c’è più o per tradursi in atti vandalici, come denunciato, recentemente, da Federcaccia: “Ingiurie sui social; plausi per la morte di cacciatori; sedi imbrattate; appostamenti fissi distrutti; cacciatori, perlopiù anziani, attaccati fisicamente da gruppetti di facinorosi. Ultimo episodio in ordine di tempo, negli stessi giorni delle polemiche per le inaccettabili frasi pronunciate sul mortale incidente in Sardegna ieri ignoti hanno incendiato due altane nella Riserva di caccia di Campoformido”.

Federcaccia esprime preoccupazione per l’intensificarsi di questi atteggiamenti di intolleranza che sono sempre più diffusi. “Dal confronto, anche acceso, sul tema caccia, che rientra nel normale dibattito di qualsiasi società civile, si è passati a un diffuso clima di odio e violenza nei confronti dei cacciatori - denuncia con forza il presidente nazionale di Federcaccia Massimo Buconi - Tutto questo è inaccettabile e non più tollerabile. Come non è più accettabile che violenze, soprusi e atti illegali contro la persona e il patrimonio passino quasi regolarmente sotto silenzio, nell’indifferenza e quasi nella tacita approvazione dei media, della società e perfino a volte delle Autorità, come fosse cosa normale soverchiare con l’odio chi la pensa diversamente. Invito chi di dovere a vigilare attentamente e a non sottovalutare questa deriva, per evitare che accadano fatti ancora più gravi”. Per questo Federcaccia ha manifestato l’intenzione di denunciare la situazione “chiedendo concreti atti di prevenzione e altrettanto pronti e certi provvedimenti nei confronti di chi si macchia di atti contrari alla pacifica convivenza e alle leggi”. Intanto la “battaglia” sui social continua e a pochi giorni dagli inqualificabili commenti del medico vegano sul tragico incidente di caccia in Sardegna si è verificato un altro episodio, ancor più grave se consideriamo che in questo caso ne è stata protagonista una parlamentare, la senatrice della lega Rosellina Sbrana: condividendo su Facebook il post della notizia su un incidente mortale accaduto a Mantova, lo ha commentato con cinque faccine che sghignazzano.

Questo clima di odio, questi episodi incresciosi di certo non potranno scomparire dall’oggi al domani ma possono essere contrastati, come sta facendo Federcaccia, e tutti possono dare un contributo affinché si verifichino sempre meno, denunciando gli illeciti, rivolgendosi alle autorità e segnalando ai gestori dei social i contenuti inappropriati.

Valeria Bellagamba

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