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Editoriale Caccia&Tiro n. 07/2020

Stati generici
 

Il vasto confronto avviato 
dal Presidente Conte in occasione 
degli Stati generali dell’economia 
ha visto completamente escluso 
il mondo venatorio. 
Il mondo ambientalista e animalista 
era invece presente con sei sigle, 
tra queste qualcuna ha presentato 
“ricette” discutibili.

 

Mai anno fu più scandito del 2020 e così, dopo la Fase 1 e la Fase 2, praticamente alla vigilia della Fase 3, ecco che lo scorso 13 giugno è iniziato il periodo degli Stati generali dell’economia, voluti dal premier Giuseppe Conte per avviare un confronto con tutte le parti sociali, “progettare il rilancio” dopo l’emergenza Covid-19 e raccogliere spunti da imprese, sindacati e associazioni… Tra le dichiarazioni del Presidente del Consiglio una su tutte, a sottolineare il carattere interlocutorio e di vasta portata di questa lunga serie di incontri: “Coinvolgeremo tutti”. Effettivamente il confronto è stato aperto ad una vasta serie di realtà, visto che sono state ascoltate centinaia di sigle: enti, associazioni di categoria, sindacati, organizzazioni imprenditoriali, associazioni di vario genere. Nonostante questo, però, il buon proposito del premier nei fatti non ha trovato piena realizzazione, perché non sono stati coinvolti proprio tutti. Il mondo venatorio, infatti, non c’era, a differenza di quello ambientalista presente con ben sei sigle: Fondo ambiente italiano, Fridays For Future, Wwf, Lega anti vivisezione, Legambiente e Greepeace. Perché sottolineare l’assenza dell’universo caccia durante gli Stati generali e mettere questo dato a confronto con la massiccia presenza delle associazioni ambientaliste? Per più di un motivo. Il primo è che il mondo venatorio di fatto contribuisce alla gestione di fauna e territorio, collaborando con le istituzioni, il mondo agricolo e quello ambientalista. I cacciatori rientrano a pieno titolo tra coloro che possono essere ascoltati in tema di ambiente. Già questo sarebbe stato un motivo sufficiente per invitare anche le associazioni venatorie. La seconda ragione, altrettanto importante, riguarda l’indotto economico legato alla caccia, pari a mezzo punto percentuale del Pil italiano, e trattandosi di Stati generali dell’economia questo aspetto doveva essere tenuto in considerazione. Conte, già dall’inizio del suo primo mandato, si è proposto come “l’avvocato degli italiani”, definendosi come una figura super partes a tutela degli interessi nazionali di tutti i cittadini italiani, ma in questo caso è venuto meno al suo proposito. I cacciatori, cittadini italiani che nella pratica della loro passione esercitano un importante lavoro per l’ambiente e che alimentano un indotto notevole, sono stati completamente ignorati. Ignorato è stato anche il beneficio che il loro impegno gratuito produce per la collettività e a ben guardare anche questo ha molto a che fare con i “conti dello Stato”. Anche al volontariato si dovrebbe dare un valore economico: quanto costerebbe gestire fauna e territorio, se non ci fossero i cacciatori a farlo? E ci si potrebbe anche interrogare su come sarebbe possibile utilizzare la risorsa cacciatore al meglio, magari agevolando una maggiore sinergia tra tutti coloro che operano sul territorio. Queste sarebbero state domande interessanti su cui confrontarsi in occasione degli Stati generali dell’economia. Comprendiamo allora l’amarezza manifestata dal mondo della caccia. In un recente comunicato la Cabina di regia del mondo venatorio - a cui partecipano tutte le associazioni nazionali venatorie riconosciute (Federazione italiana della caccia, Associazione nazionale libera caccia, Enalcaccia, Arcicaccia, AnuuMigratoristi, Italcaccia, Ente produttori Selvaggina) e il Comitato nazionale Caccia e natura - ha rinnovato la richiesta di confronto al Presidente Conte “dopo aver verificato la presenza agli Stati generali di Villa Pamphili delle associazioni animaliste e ambientaliste e il perdurare dell’esclusione del mondo venatorio da qualsiasi incontro istituzionale. Una presenza che ha dato modo a rappresentanti dell’associazionismo animalista di diffondere grazie all’attenzione posta dai media sull’evento posizioni estreme che finiscono così per ammantarsi di una sorta di ufficialità inaccettabile, così come è inaccettabile, oltreché visionaria, la proposta di legare la ripartenza economica del Paese all’abolizione della caccia e a una scelta - imposta - di tipo vegano”. La ricetta animalista è “formidabile”, ne citiamo solo qualche “ingrediente”: stop a caccia, catture e riproduzione di animali per farne cibo; spostamento dei finanziamenti dagli allevamenti alla produzione di alimenti vegetali; riconoscimento della sperimentazione con metodi sostitutivi all’uso degli animali come primo passo verso una effettiva “libertà di ricerca”… Sfugge come queste proposte possano aiutare l’Italia a fronteggiare questo difficile momento economico e sanitario, perché sembrano avere, come prime conseguenze, la creazione di ulteriori disoccupati e il rallentamento della ricerca medica. Proporre lo stop alla caccia come una soluzione equivale a svuotare questa attività di tutta la sua valenza economica e ambientale. La caccia, come sottolineato dalla Cabina di regia del mondo venatorio, rappresenta invece “un asset fondamentale per la ripartenza economica del Paese, la tutela del paesaggio, dell’ambiente, della biodiversità e delle produzioni agricole: lo confermano i molteplici interventi compiuti a tutela dell’ambiente, del mondo agricolo e della ruralità, nonché in occasione di calamità naturali, di incendi o di alluvioni, di pericoli di ogni genere e, non da ultimo, lo evidenzia il supporto alle comunità fornito durante l’emergenza Covid-19, anche attraverso donazioni in denaro e in attrezzature mediche da parte di ciascuna associazione. La Cabina di regia del mondo venatorio, attraverso la richiesta di incontro al Presidente Conte, rivendica questo ruolo e chiede dunque di essere considerata nel parterre di interlocutori che le istituzioni chiamano a confronto sui temi legati alla ripresa economica del Paese e alla tutela del patrimonio agricolo, rurale e ambientale italiano”. Attendiamo di sapere se questa richiesta verrà accettata e ci auguriamo di sì, perché l’ascolto unilaterale di ambientalisti e animalisti - per certi versi garanzia di popolarità per il Governo e indubbiamente più consona alla sensibilità politica di molti suoi appartenenti - ha gettato un’ombra su un momento di confronto che avrebbe fatto bene non solo alla caccia, ma al Paese in generale. Viene da chiedersi se anche in altri ambiti si siano verificate esclusioni simili. Resta comunque il fatto che senza l’inclusione di tutte le parti è difficile parlare di Stati generali, l’aggettivo più adatto sarebbe “generici”.

Valeria Bellagamba

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