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Editoriale Il Cacciatore italiano n. 1/2021

La via maestra

Un’altra stagione si è conclusa, resa anch’essa travagliata e difficile dal perdurare dell’epidemia. I numerosi stop e le limitazioni al movimento hanno generato malumori e critiche, anche per la presunta incapacità delle Associazioni a farsi prestare ascolto. Dovrebbe essere ormai chiaro che basare le nostre istanze sul principio del “pago e quindi pretendo” o della “fedina penale pulita” non è il modo giusto di porsi nei confronti delle Istituzioni e dell’opinione pubblica, dei cui umori e inclinazioni le prime sono assai attente. Al muro contro muro Federcaccia antepone la carta della sostenibilità delle proprie richieste e del dimostrare con i fatti le proprie ragioni. Non è, come qualcuno ci accusa, connivenza o debolezza. È semplicemente un comportamento volto a essere percepiti come interlocutori affidabili e non tribuni. Una percezione di sé che si ottiene con la coerenza e la serietà, la disponibilità al confronto, la presenza viva e attiva all’interno delle comunità, l’impegno a 360 gradi in tutte le questioni che attengono alla gestione di quella parte della cosa pubblica, quindi patrimonio di tutti, che sono fauna e ambiente. Sono queste, per rimanere all’interno delle vicende della pandemia, le armi che hanno consentito, a Federcaccia Toscana per prima e agli altri regionali che l’hanno seguita, di convincere le proprie Regioni della logica applicazione del concetto di residenza venatoria per poter cacciare non solo nel proprio comune, ma nel proprio Atc, e non lo sventolare di bollettini pagati per le concessioni o i roboanti proclami. Non tutte le Amministrazioni purtroppo hanno accolto questa interpretazione, così come è evidente che risolutiva sarebbe stata sin dall’inizio una Faq governativa che, pur più volte sollecitata, non è mai giunta. Ma i risultati, pur parziali, ci convincono che questa sia la strada giusta, l’unica da poter seguire. A noi non piace vendere sogni. Lo lasciamo fare ad altri, bravissimi a cavalcare il malcontento o fare promesse impossibili. Tanto, quando svaniscono la colpa è sempre di altri: l’Europa, il Governo, il Ministero, le altre Associazioni… C’è chi con questo sistema raccoglie da decenni applausi e voti anche se di risultati non ne ha riportati, facendo semmai danno a quella immagine di maturità del mondo venatorio che abbiamo ricordato. Siamo consapevoli e non ci nascondiamo i problemi. Molto è da fare e proprio per questo abbiamo raddoppiato l’impegno a diffondere il valore espresso dalla caccia che ancora non viene percepito né dalla società né dalle Istituzioni. E ahimè, spesso nemmeno dagli stessi cacciatori. Crisi e opportunità sono le due facce della stessa medaglia. Sta a noi - tutti noi - raccogliere la sfida e far prevalere l’una rispetto all’altra.

Dopo le 4 uscite del 2020, determinate dall’emergenza 
Covid-19, dal 2021 “Il Cacciatore italiano” diventa trimestrale, con uscite in febbraio, maggio, luglio e novembre.

Massimo Buconi